La mente contesa 1-2-3 ottobre 2026, USI Lugano Pensare è sempre stato un atto personale. Ma non è mai avvenuto nel vuoto. Le parole che usiamo, le informazioni che riceviamo, le immagini che vediamo e gli strumenti con cui cerchiamo di comprendere il mondo contribuiscono a plasmare il nostro pensiero. Oggi una parte crescente di questo processo passa attraverso ambienti digitali progettati, organizzati e governati da altri. Social network, motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale non sono semplici strumenti che utilizziamo solo quando ne abbiamo bisogno. Selezionano informazioni, stabiliscono priorità, catturano l’attenzione, raccolgono dati e mediano il nostro accesso alla conoscenza. Per questo la mente è diventata, in una misura nuova, contesa. Non significa che siamo passivi di fronte alla tecnologia, né che ogni innovazione rappresenti una minaccia. Non significa che siamo passivi di fronte alla tecnologia, né che ogni innovazione rappresenti una minaccia. Il punto non è scegliere fra entusiasmo e allarmismo, ma capire dove si trovi oggi il nostro margine di scelta e quali condizioni permettano di ampliarlo. Da questa domanda prende forma un programma che attraversa territori apparentemente molto diversi: il rapporto quotidiano con videogiochi, social media e intelligenza artificiale; la Generazione Z e le sue forme di adattamento; qualità dell'informazione, disinformazione e contenuti autorevoli; piattaforme alternative e infrastrutture decentralizzate; modelli di IA aperti come Apertus; fino al quantum computing e alle trasformazioni che potrebbe introdurre negli anni a venire. Domande diverse, legate da uno stesso problema: chi controlla gli ambienti in cui pensiamo, comunichiamo e prendiamo decisioni? In questo quadro, sovranità digitale significa conservare capacità di scelta. Per la Svizzera e per l’Europa vuol dire mantenere competenze e infrastrutture proprie, senza dipendere completamente da tecnologie e piattaforme governate altrove. L’autonomia delle persone e quella delle società diventano così due dimensioni dello stesso problema: è difficile essere pienamente liberi nell’uso degli strumenti se non abbiamo alcuna voce in capitolo sulle regole e sulle infrastrutture che li governano. A trent’anni dalla nascita del Premio, il rapporto con il digitale è profondamente cambiato. Allora la rete e il computer rappresentavano soprattutto un territorio nuovo da esplorare. Oggi non dobbiamo più chiederci se il digitale cambierà la nostra vita: lo ha già fatto. Dobbiamo chiederci quale rapporto vogliamo costruire con ciò che abbiamo creato. In questa prospettiva si inserisce anche CTRL+Cinema, la nuova esposizione dedicata al rapporto fra computer e immaginario cinematografico. Tornare alle macchine e ai futuri immaginati dal cinema permette di misurare la distanza fra ciò che temevamo, ciò che desideravamo e ciò che è realmente accaduto. Dal 1° al 3 ottobre 2026, il Premio Möbius porta a Lugano studiosi, scrittori, ricercatori e protagonisti dell'innovazione per mettere queste prospettive a confronto. Non per offrire una risposta unica, ma per capire meglio quanto della nostra mente è oggi realmente nostro e quali strumenti abbiamo per mantenerla tale. |