La mente contesa Per una sovranità digitale umanistica, svizzera ed europea C’è un punto che negli ultimi anni è diventato difficile ignorare: il modo in cui pensiamo non è più un fatto esclusivamente individuale. Informazione, linguaggio, memoria, attenzione: sempre più spesso passano attraverso infrastrutture digitali che non controlliamo direttamente. Non si tratta solo di strumenti. Sono ambienti che influenzano ciò che vediamo, come lo interpretiamo e, in ultima istanza, come costruiamo il nostro rapporto con il mondo. È in questo spazio che prende forma il titolo della trentesima edizione del Premio Möbius Lugano, in programma dall’1 al 3 ottobre 2026 all’Aula Magna dell’USI: La mente contesa. Per una sovranità digitale umanistica, svizzera ed europea. Non è una formula astratta. Indica un conflitto reale, già in corso, che riguarda la capacità di orientarsi nell’ecosistema dei media contemporanei, di distinguere tra informazione e rumore, di mantenere un margine di autonomia nel modo in cui comprendiamo la realtà. Questo non significa che esista un unico responsabile o una dinamica lineare. Al contrario, le forze in gioco sono molteplici, tecnologiche, economiche, politiche, culturali. È proprio questa complessità a rendere il problema difficile da affrontare, ma anche necessario da mettere a fuoco. Nel corso dell’edizione 2026, il Möbius proverà a farlo da prospettive diverse. Alcuni interventi si concentreranno sulle trasformazioni del sistema dei media e sui loro effetti cognitivi e sociali. Altri entreranno nel merito delle tecnologie emergenti, dall’intelligenza artificiale al quantum computing, e delle infrastrutture che le rendono possibili. Altri ancora si interrogheranno sulle condizioni necessarie per costruire modelli alternativi, più trasparenti, affidabili e sostenibili. In questo quadro si inserisce il tema della sovranità digitale, intesa non come parola d’ordine, ma come campo di lavoro: la possibilità, per la Svizzera e per l’Europa, di sviluppare strumenti, competenze e visioni capaci di ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme globali e di rafforzare la qualità dell’ecosistema informativo. Tra gli ospiti che ci accompagneranno con le loro riflessioni: - Eleonora Benecchi, professoressa all’USI e tra le principali studiose del consumo mediatico in Svizzera, che contribuirà a inquadrare le trasformazioni in atto nel rapporto tra individui e media;
- Bruno Giussani, giornalista e curatore, che rifletterà sulla posta in gioco culturale e politica della trasformazione digitale;
- Massimo Bray, direttore della Treccani, sul ruolo dei contenuti autorevoli nell’era dell’IA;
- Derrick de Kerckhove, allievo ed erede di Marshall McLuhan, e Alessandro Curioni (IBM Research), sulle prospettive aperte dal quantum computing;
- Gabriele Balbi, storico dei media e rettore USI, sulle dinamiche di potere nell’evoluzione delle industrie della comunicazione;
- Roberto Trotta, fisico teorico e divulgatore, sui rischi legati a un uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale.
Accanto a loro interverranno, tra gli altri, Maria Grazia Giuffreda, Luca de Biase, Gino Roncaglia, Gualtiero Carraro, Edoardo Beretta, Ambrogio Fasoli, contribuendo ad articolare ulteriormente il confronto. Come nelle edizioni precedenti, il Möbius affiancherà al programma di incontri i suoi riconoscimenti: tra questi, la quinta edizione del Grand Prix Möbius per l’intelligenza artificiale al servizio della società, il Grand Prix Möbius Suisse dedicato nel 2026 a “Digitale e medicina”, e un Premio speciale del trentesimo per la creatività emergente e l’arte digitale. A trent’anni dalla sua nascita, il Premio Möbius continua a interrogarsi sul rapporto tra innovazione tecnologica e società. Nel 2026 lo farà partendo da una domanda che resta aperta: quanto è ancora nostra, oggi, la nostra mente, e quali strumenti abbiamo per difenderne l’autonomia? La trentesima edizione del Premio Möbius si terrà il 1-2-3 ottobre a Lugano. Nei prossimi mesi verranno presentati il programma completo e i dettagli degli incontri. |
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