Ogni giorno affidiamo a motori di ricerca, social network e sistemi di intelligenza artificiale una parte crescente del nostro rapporto con la realtà. Questi strumenti non si limitano a distribuire informazioni: selezionano ciò che vediamo, stabiliscono priorità e contribuiscono a orientare le conversazioni pubbliche. Ma secondo quali criteri lo fanno e quali conseguenze produce il loro funzionamento sul modo in cui conosciamo il mondo?
In Pensare bene. Un’ecologia dei media per il XXI secolo (Treccani, 2025), Luca De Biase parte da una constatazione: le piattaforme dominanti sono state progettate soprattutto per catturare l’attenzione, raccogliere dati e prolungare la partecipazione degli utenti, non per offrire una rappresentazione accurata e articolata della realtà. Il problema non riguarda quindi soltanto la presenza di notizie false, ma l’architettura complessiva dell’ambiente nel quale l’informazione viene prodotta, selezionata e condivisa.
Parlare di “ecologia dei media” significa considerare l’informazione come un sistema di relazioni fra piattaforme, giornalismo, ricerca scientifica, istituzioni e cittadini. La qualità di questo ambiente dipende dalle regole e dagli incentivi che lo governano, dai metodi utilizzati per verificare le conoscenze e dalla possibilità di riconoscere fonti e responsabilità. Se l’intero ecosistema premia la reazione immediata e la polarizzazione, la sola attenzione dei singoli utenti non può essere sufficiente.
Come possiamo allora progettare piattaforme più sane, sostenere un’informazione di qualità e riportare pluralismo, conoscenza e partecipazione democratica al centro dello sviluppo digitale? A partire dal libro, De Biase propone di superare l’idea che l’attuale modello sia inevitabile e di immaginare un ecosistema mediatico costruito intorno a fonti verificate, metodi condivisi e obiettivi di interesse collettivo.
Introduce e anima Stefano Vassere
Venerdì 2 ottobre 2026, ore 14.00
Aula magna USI, Lugano