Fabrizio Gilardi (politologo, professore di analisi politica, Università di Zurigo) ha proposto un cambio di prospettiva: meno ossessioni per i rischi ipotetici, più attenzione a ciò che l’IA fa già oggi al discorso pubblico. Gli esperimenti mostrano che bot conversazionali progettati come moderatori possono aumentare la diversità degli argomenti nelle discussioni online, anche quando è dichiarato che sono sistemi automatici. Nel giornalismo, i testi prodotti o riscritti con l’IA vengono valutati in modo simile a quelli umani; le etichette di trasparenza incuriosiscono nell’immediato ma non spostano la fiducia nel lungo periodo e spesso abbassano accuratezza percepita e propensione alla condivisione. Conta come presentiamo e regoliamo l’IA almeno quanto le sue capacità tecniche.
Per le giovani generazioni il punto è pratico: progettare strumenti che allargano il campo della discussione, non che lo saturano. L’IA può essere un allenatore al confronto che mette sul tavolo più punti di vista, a patto di scelte chiare su trasparenza, responsabilità e contesto d’uso. Le narrazioni sui rischi futuri aiutano a tenere alta l’attenzione, ma non devono farci perdere di vista i problemi già qui — qualità dell’informazione, lavoro, competenze civiche — su cui si misura la tenuta democratica.
Introduzione di Emanuele Carpanzano.
Venerdì 3 ottobre 2025, ore 16.20-17.10
Aula magna USI, Lugano