Venerdì 3 ottobre, in Aula magna USI, Eleonora Benecchi (docente e ricercatrice, Istituto di Media e Giornalismo, USI) ha intrecciato JAMES, MIKE e SWIPE in una lettura critica dell’ecosistema mediale dalla prima infanzia all’adolescenza: dallo smartphone come estensione del sé all’IA come compagna quotidiana, con i social come spazi identitari che possono anche generare esclusione. Un aneddoto in apertura rende la distanza generazionale: a una domanda su “abbonamento a un quotidiano”, uno studente di scuola media chiede che cosa sia “un quotidiano”. L’intervento, introdotto e animato da Gabriele Balbi (USI), ha tenuto insieme dati ed educazione ai media per mettere a fuoco opportunità e contraddizioni del vivere digitale.
Nei dettagli: 0-5 anni: smartphone e televisione prevalgono, oltre metà dei contenuti è solo sonora; gli schermi sono usati per apprendimento e per esigenze pratiche o di regolazione emotiva, con effetti ambivalenti se sostituiscono il ruolo educativo. 6-13 anni: lo smartphone è centrale, a 10 anni circa 50% ha un cellulare proprio; YouTube e TikTok guidano una dieta video (divertimento, musica, videogiochi registrati e commentati, tutorial). Si registrano esclusione dai gruppi online intorno al 10% e insulti al 15%; pesano gli esempi degli adulti e gli algoritmi dei loro dispositivi. 12-19 anni: circa il 70% usa l’IA in varie forme, spesso ChatGPT; uno su cinque la usa per informarsi, uno su venti per intrattenersi. L’atteggiamento è in genere neutro, con maggior cautela tra chi crea contenuti e tra le ragazze. Chiusura: i media non stanno nel vuoto, ma dentro relazioni e strutture sociali, culturali e politiche che cambiano con noi.
Venerdì 3 ottobre 2025, ore 9.10-10.00
Aula magna USI, Lugano